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Mamma e figlia si ritrovano dopo 27 anni: la storia di Burger King Baby

ImmagineEra stata abbandonata a poche ore di vita nel bagno di un fast food della catena Burger King: è la storia di Katheryn Depril, ventisettenne della Pennsylvania, che proprio per la sua storia fu soprannominata dai media Burger King Baby.

Ma il desiderio di conoscere la madre biologica era troppo grande, e per questo decise di affidare a Facebook la sua richiesta: “Voglio che lei sappia che non sono arrabbiata – dice la ragazza – però ho tante domande da farle. Aiutatemi a trovarla“. E così è stato: poche settimane dopo le due donne si sono incontrate e hanno potuto raccontarsi le loro reciproche vite. La madre biologica racconta di aver subito violenza durante un viaggio all’estero all’età di 16 anni, e di aver tenuto nascosta la gravidanza ai genitori, per poi lasciare la piccola in un posto dove sarebbe stata certamente trovata.

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Ragazzi adottati: cosa accade in adolescenza?

Sono in trincea e sanno di esserlo, i genitori che affrontano l’adolescenza di un figlio adottivo.

«L’adolescenza è per tutti un momento di bilancio», spiega Barbara Di Cursi, psicologa e psicoterapeuta che ha condotto la riflessione e che lavora per l’ong Cifa, uno dei maggiori enti italiani autorizzati alle adozioni internazionali. «In questo faticoso processo, i ragazzi guardano al passato per definire la propria identità. Nel vissuto di un adottato è prima di tutto necessario fare i conti con le proprie origini, oltre che con la necessità di “separarsi” dai propri genitori, che è tipica di ogni adolescente».

E se un figlio biologico può allontanarsi, in modo più o meno tempestoso, da qualcuno a cui è appartenuto, un figlio adottivo deve fare un doppio lavoro: «Prendere le distanze dai propri genitori adottivi ma anche da quelli biologici, a cui non è mai appartenuto», prosegue la Di Cursi. Il problema della separazione è centrale perché «spaventa molto: questi ragazzi hanno appena cementato un senso di attaccamento verso la famiglia adottiva, da cui si sentono finalmente rassicurati e gratificati. Poi una nuova tappa della vita li porta via, verso il mondo adulto».

Anche la differenza etnica può rappresentare un problema: mentre prendono le distanze dalla famiglia, i ragazzi cercano sicurezza e certezze nel gruppo dei pari. «E le differenze somatiche e culturali possono essere un ostacolo duro da affrontare, soprattutto perché molti adottivi soffrono di una bassa autostima», sottolinea la Di Cursi, ricordando che anche nel caso di un’adozione nazionale emerge il problema, magari non sotto il profilo etnico ma come sensazione di appartenere a una “categoria”.

Cosa fare?

«Prima di tutto, imparare a pensare che i nostri figli non si svegliano alla mattina e all’improvviso sono adolescenti: siamo dentro a un cammino graduale, in cui l’aver lavorato bene prima, durante l’infanzia, aiuterà a mantenere aperto il dialogo anche durante la “tempesta», prosegue l’esperta. Ed è proprio “dialogo” la parola chiave che Barbara Di Cursi propone come consiglio a tutti i genitori: «Una comunicazione aperta e genuina che non significa avere un rapporto alla pari – perché le regole sono necessarie – ma piuttosto dare ai propri ragazzi la certezza costante che esiste sempre un luogo dove poter aprirsi e parlare».

http://www.famigliacristiana.it/famiglia/news/articolo/ado.aspx

Breve guida in materia di adozione

I requisiti dei soggetti coinvolti:

  • I genitori devono essere uniti in matrimonio (religioso con effetti civile o civile) da più di 3 anni, non essere separati, nè in tribunale nè di fatto ed essere dichiarati idonei a educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare. L’età degli adottanti deve superare di almeno 18 e di non più di 45 anni l’età dell’adottando. Sono previste, però, ulteriori deroghe rispetto alla differenza di età

  • I minori devono avere meno di 18 anni, essere in stato di abbandono ed essere dichiarato adottabile dal Tribunale dei Minori, in quanto privo di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a causa di forza maggiore di carattere transitori


Come fare la domanda? 


La domanda di adozione deve essere presentata al Tribunale dei Minori. Nella domanda i coniugi non possono chiedere l’adozione di un minore in particolare, ma possono specificare l’eventuale disponibilità ad adottare più fratelli. Per l’adozione di minori stranieri l’istanza può essere inoltrata esclusivamente al Tribunale per i Minorenni del luogo di residenza degli adottanti. È possibile presentare contemporaneamente domanda di adozione per un bambino italiano e straniero.

Ogni Tribunale per i minorenni definisce le modalità di presentazione della domanda di adozione e l’elenco dei relativi documenti. È necessario quindi rivolgersi alla cancelleria del proprio Tribunale per sapere come procedere.


L’accertamento di idoneità dei coniugi

L’idoneità dei coniugi è dichiarata dai giudici del Tribunale dei Minori, su parere di assistenti sociali e psicologi, e dopo accurate indagini atte ad accertare l’attitudine a educare il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare, i motivi per cui i coniugi desiderano adottare. Ciò ha il fine di assicurare al minore la famiglia adottiva più idonea.


Effetti dell’adozione

Con l’adozione l’adottato italiano o straniero acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti, dei quali assume e trasmette il cognome. Con l’adozione cessano i rapporti verso la famiglia d’origine, salvo i divieti matrimoniali. Il minore straniero assume la cittadinanza italiana.




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