Archivi della categoria: Gravidanza

4 suggerimenti per recuperare il benessere psicologico dopo il parto

Solitamente la maternità è concepita come una tappa importante vissuta con gioia e serenità della vita di una donna.

Essendo un periodo di cambiamento per la donna a livello fisiologico rispetto alla propria forma fisica e agli sbalzi ormonali, emotivo e relazionale con il partner e il bambino, esistono anche degli aspetti “ombra” che possono presentarsi: sentimenti di inadeguatezza, incapacità di provvedere alla sopravvivenza del bambino, sensi di colpa per non amare sufficientemente il proprio figlio o rifiuto e disgusto nel vederlo, rabbia, disperazione, vergogna, ansia, ipersensibilità, trascuratezza verso se stesse e verso il proprio figlio, paura di fare del male al proprio neonato, o sentimenti di aggressione e di odio nei suoi confronti, perdita dell’appetito e del desiderio sessuale, insonnia.

I cambiamenti psicologici dovuti al parto

La donna sente che il parto ha interrotto quel particolare equilibrio fisico e psicologico che si era creato con il bambino durante al gravidanza. In alcuni casi, nei primi giorni successivi al parto, la mamma viene sopraffatta da una sorta di malinconia che si può presentare in tre momenti:

  1. il primo in cui piange alcuni giorni subito dopo il parto, si sente timorosa e preoccupata per l’assenza di sentimenti materni;
  2. il secondo momento, che può durare anche qualche mese, in cui la mamma comincia a sperimentare alcuni cambiamenti legati alla stanchezza nel prendersi cura del bambino e della vita familiare, la tensione rispetto al sentirsi all’altezza delle proprie aspettative sul ruolo materno, il mutamento di ruolo nei confronti del marito, le trasformazioni fisiche;
  3. il terzo momento, è quello nel quale si affronta l’adattamento a lungo termine alla maternità e può durare fino ad un anno e più.

I 40 giorni seguenti al parto rappresentano un periodo di ‘assestamento’ fisiologico, in cui corpo e mente hanno bisogno di raggiungere un nuovo equilibro psicofisico dopo i nove mesi di gravidanza e il parto. Si tratta di una fase delicata, in cui è facile sentirsi ‘diverse’, scombussolate. Spesso, la madre riconosce alcuni segnali come uno svuotamento psichico, ad esempio la stanchezza fisica, la sensazione d’incapacità ad accudire il bambino appena nato, la malinconia, le crisi di pianto apparentemente senza motivo, il non accettare i cambiamenti inevitabili del corpo.

A condizionare il benessere psicofisico c’è innanzitutto il decorso della gravidanza e l’esperienza parto, e poi influiscono il peso accumulato, la cura che abbiamo rivolto a noi stesse, il riposo che riusciamo a concederci. La depressione post parto sicuramente ha genesi nelle variazioni ormonali, ma dipende anche dal nostro atteggiamento nei confronti degli eventi di transizione della vita, dalla stanchezza e dalla forma fisica.

Con la maternità la donna si trova a dover ricostruisce il suo baricentro emotivo e imparare ad accettare i rinnovati equilibri fisici e psicologici che vive. Dormire di meno, allattare, non disporre dello stesso tempo che si poteva avere prima per allenarsi o per prendersi cura del proprio corpo e della forma fisica sono condizioni che possono  influire sul benessere complessivo.

 

4 suggerimenti per recuperare il benessere dopo il parto

 

 

 

I primi passi da compiere per ristabilire un equilibrio psicologico e rafforzare l’autostima in se stesse possono essere:

  1. Confrontatevi con altre mamme su come vi sentite. Capirete che non siete sole a sperimentare certi vissuti e vedrete la situazione da un’altra prospettiva.
  2. Prendetevi del tempo per stare con il vostro partner e parlare di quanto sia cambiata la vostra vita, esprimendo i vostri sentimenti e le vostre preoccupazioni.
  3. Se vi sentite sole, stanche, frustrate o arrabbiate, lasciate il bambino a qualcuno di cui vi fidate e prendetevi almeno 15 minuti al giorno per dedicarvi a qualcosa che può darvi piacere o benessere. Piuttosto che sentirvi in colpa riflettete sul fatto che una mamma serena può trasmettere maggiore sicurezza al proprio piccolo.
  4. Lasciatevi aiutare da parenti e amici nella gestione della casa e del bambino. Coinvolgete il papà nella cura del bambino, nelle faccende domestiche e là dove la quotidianità può dar luogo a momenti di stress o affaticamento.

L’articolo scritto dalla Dott.ssa Alessandra Cornale è tratto dal sito del Dott. Davide Algeri

Annunci

L’allattamento al seno previene l’obesità in età adulta

images (16)Molte ricerche hanno dimostrato che il latte materno produce innumerevoli benefici nei bambini. Tempo fa avevamo pubblicato un interessante opuscolo del Ministero della Salute che parlava proprio dei vantaggi dell’allattamento al seno. Se ve lo siete persi potete cliccare qui.

Gli ultimi dati pubblicati sulla rivista The Journal of Pediatrics portano un ulteriore dato: l’allattamento al seno proteggerebbe dal rischio obesità anche in età adulta, in particolar modo quando il figlio avrà vent’anni.  L’apporto nutrizionale dei primi anni di vita è fondamentale e influenzerà, dunque, la salute dei piccoli anche quando saranno grandi.

Per leggere l’articolo completo cliccare qui

Embrione impiantato nel grembo sbagliato: l’incredibile storia che divide l’opinione pubblica

ImmagineNe hanno parlato tutti i media: l’incredibile storia dell’embrione impiantato nel grembo materno sbagliato. L’errore sembra dovuto a due cognomi simili, che hanno portato alla terribile situazione.

Entrambe le coppie rivendicano i gemellini, la contesa sembra inevitabile.

La situazione è estremamente complessa e delicata. Sembra mancare una legislazione per casi come questi, ma dal punto di vista etico e morale? Come potrebbe evolvere la storia? Quali riflessioni possono emergere da situazioni di questo tipo?

Per conoscere la vicenda completa potete leggere l’articolo completo cliccando qui.

 

 

6 consigli per affrontare la nascita di un bambino prematuro

Questo è un articolo scritto dalla Dott.ssa Alessandra Cornale spiegando le reazioni che si possono sviluppare nel momento della nascita di un figlio prematuro e offrendo alcuni suggerimenti pratici su come affrontare questo evento così delicato.

Il fenomeno delle nascite premature è in aumento. In Italia, ogni giorno, nascono in media 13 bambini prematuri con peso inferiore a 1500 gr., circa 5mila all’anno. La cifra colpisce, ma in compenso rassicura sapere che sono migliorate le tecniche di assistenza: ciò permette la sopravvivenza anche ai piccoli nati ad età gestazionali e peso sempre più bassi. Le cause delle nascite premature possono essere tante e diverse, le più comuni ovviamente sono le patologie della mamma o del bambino. Fra i fattori che incidono sulla cause di parto prematuro ci sono la gemellarità, la troppo giovane (meno di 20 anni) o troppo avanzata età materna (oltre 38 anni), precedenti aborti o precedenti parti pretermine. Anche alcune patologie, quali anemia, diabete, ipertensione arteriosa, presenza di fibromi uterini possono incidere sulla durata della gravidanza. Anche lo stile di vita può influenzare l’esito della gravidanza, come l’esposizione a periodo prolungati di stress, oppure un eccessivo consumo di alcool e fumo.

   Spesso di fronte a questo evento i genitori sono impreparati, manifestando reazioni diverse rispetto l’accettazione e il superamento dell’evidenza.

Quali possono essere i vissuti psicologici dei genitori e come affrontare le prime fasi di questo evento? Per continuare a leggere clicca qui.

Parto naturale e parto cesareo: vi sono differenze a livello psicologico?

ImmagineAvete mai pensato se vi è differenza tra parto naturale e parto cesareo dal punto di vista psicologico?

Ecco un interessante articolo scritto dalla dott.ssa Annabell Sarpato, in cui si discute sui differenti aspetti psicologici associati al parto naturale e a quello eseguito tramite taglio cesareo.

Di seguito l’articolo scritto per il sito del dott. Davide Algeri, psicologo e psicoterapeuta.

Forse non tutti sanno che in Italia viene realizzato il numero più alto di cesarei; rispetto agli altri Paesi d’Europa, infatti, la percentuale di tagli cesarei è notevolmente aumentato negli ultimi trent’anni. A volte questa è una scelta che viene consigliata dai medici per difficoltà concrete a realizzare il parto spontaneo, mentre altre volte esso viene realizzato su richiesta della madre. In quest’ultimo caso, spesso, è la paura del dolore a far prediligere l’operazione chirurgica. Purtroppo, però, molte volte non viene dato il giusto peso a quelli che sono i risvolti psicologici che il taglio cesareo porta con sé.

Il parto rappresenta un momento molto importante sia per la mamma che per il bambino, in quanto sancisce a livello simbolico la…

Per continuare a leggere l’articolo cliccare qui.

I suoni nel periodo fetale possono prevenire i disturbi del linguaggio

download (18)Lo mostrano alcune ricerche: ascoltare suoni all’interno della pancia della mamma sembra aiuti a prevenire i disturbi del linguaggio. L’equipe di Eino Partanen dell’Istituto di Scienze Comportamentali dell’università di Helsinki hanno scoperto che, a partire dalla ventisettesima settimana di gestazione il bambino inizia a sentire i suoni, con conseguente riorganizzazione della corteccia uditiva fetale e la maturazione del sistema nervoso in via di sviluppo.

I risultati delle ricerche, dunque, dimostrano che il cervello fetale è in grado di apprendere attraverso l’udito.

Per leggere l’articolo completo cliccare qui.

La depressione post-partum influenza lo sviluppo del bambino?

Interessante articolo scritto dalla Dott.ssa Alessandra Cornale sugli effetti della depressione post-partum sullo sviluppo del bambino.

Dopo la nascita di un bambino può capitare che la donna non si senta così felice come pensava di essere. Al contrario, può sentirsi triste senza motivo, irritabile, incline al pianto, “inadeguata” nei confronti dei nuovi compiti che la attendono. Nella maggior parte dei casi questo stato d’animo è del tutto fisiologico e passeggero, nel giro di pochi giorni, questi sentimenti negativi passano e la donna può godere appieno della vicinanza del suo piccolo. Si parla in questi casi di “maternity blues”: uno stato depressivo temporaneo e senza nessuna conseguenza. Si stima che questo stato di alterazione dell’umore  interessi circa il 40-70% delle donne e scompaia dopo pochi giorni.

Ben più seria è la “depressione post-partum” vera e propria. Il concetto di depressione post-partum o postnatale definisce l’instaurarsi di un episodio di tipo depressivo che si manifesta nel periodo del post parto (Cox et al., 1993). Da un punto di vista diagnostico la donna presenta un umore disforico e disturbi del sonno, dell’appetito, psicomotori, affaticabilità, presenza di senso di colpa e di pensieri suicidari (American Psychiatric Association, 1994), che durano per almeno una settimana, portando ad una certa compromissione delle capacità funzionali della donna. La durata media dell’episodio che caratterizza la depressione post-partum sembra essere di alcuni mesi e in forme gravi può protrarsi fino a due anni (Cramer, 1999).

 

   Per conoscere le conseguenze nello sviluppo del bambino e che tipo di prevenzione adottare clicca qui.

Diventare mamma a quarant’anni

Interessante articolo scritto dalla Dott.ssa Alessandra Cornale per il sito del Dott. Davide Algeri sul tema della maternità a quarant’anni, una scelta molto delicata che ha delle importanti implicazioni psicologiche.

       Avere un figlio a 40 anni: in Italia si tratta di una realtà concreta e anche per certi versi eccezionale. Il nostra paese detiene infatti il record europeo di mamme over 40. Un figlio su cinque è frutto cioè di una maternità tardiva, scelta che, per motivi economici e sociali ma anche psicologici, è intrapresa sempre più in Occidente. I quarant’anni sono uno spartiacque nella vita di una donna, il momento in cui inizia la seconda metà della vita. E per quanto si cerchi di sentirsi sempre giovani, la psiche inizia una fase di passaggio verso una più ampia maturità, che comprende un cambiamento nella visione della vita, nel modo di vivere il tempo e le relazioni. L’arrivo del primo figlio può fare sentire di più quanto peculiare e delicata sia questa fase dell’esistenza.

Quali sono i pro e i contro di questa scelta?

Sicuramente ci sono pro e contro a livello psicologico nel vivere la maternità superati i quarant’anni. Cosa deve fare la neomamma per vivere senza rischi questo bellissimo momento? Ecco sei consigli utili.

Per leggere l’articolo completo clicca qui

Mamme adolescenti: i fattori di rischio

C’è una fase prenatale di accoglienza presso l’ambulatorio del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Paolo di Milano, e una postnatale, dai 2 mesi ai 2 anni di vita del bambino, presso il servizio di accompagnamento alla crescita per giovani mamme. Il team a disposizione delle “teen moms” che, nell’ambito del progetto “Madre adolescente: due minori a rischio”, da sole o con i loro partner decidono di intraprendere questo percorso è composto da psicologi, neuropsichiatri infantili, assistenti sociali, neuropsicomotricisti, ginecologi e ostetriche. Quella che infatti fino a qualche anno fa era una questione assai più frequente nel mondo anglosassone, ora anche in Italia i numeri iniziano a diventare significativi: sono sempre di più e sempre più giovani le ragazzine che rimangono incinte.
Gli obiettivi del progetto promosso da Fondazione Ambrosiana per la Vita e università di Milano Bicocca in collaborazione con ospedale San Paolo e Fondazione Cariplo, sono due livelli differenti: da una parte c’è l’aspetto della prevenzione per ridurre il rischio depressivo nelle mamme, evitare lo “sconfinamento” in casi di maltrattamento e trascuratezza nei confronti del bambino, affrontare problematiche psicopatologiche; dall’altra, si cerca di favorire nelle mamme l’integrazione dell’esperienza della gravidanza e della relazione con il bambino con la propria fase evolutiva e di consolidare uno sviluppo socio-emotivo adeguato.

Da marzo 2011 a marzo 2013 la sperimentazione ha interessato 43 madri adolescenti e bambini con i loro padri, di cui 26 seguite dai 2 ai 14 mesi; l’età media delle mamme coinvolte è 18,5 anni, 23,4 quella dei padri. Nel 70% dei casi si è trattato di gravidanze non desiderate. Tutte le ragazze coinvolte, con due sole eccezioni, hanno un partner stabile e sette sono sposate. Dieci, invece, abitano nella famiglia di origine con il partner.
Nella “graduatoria” di fattori di rischio prevalenti spiccano l’assenza di un lavoro (79%), l’interruzione degli studi (45%), la depressione (34%), l’alto stress genitoriale (30%) e un vissuto di trascuratezza e abuso (30%). Nella quasi totalità dei casi sono stati riscontrati contesti familiari a rischio, genitorialità precoci delle proprie madri, scarso sostegno sociale e basso livello di istruzione.
Dopo tre mesi di intervento, si sono registrati aumenti significativi della sensibilità delle madri, della responsività e della capacità comunicativa del bambino. A 14 mesi, nei casi che hanno compiuto un anno di vita, il 77% dei bambini ha dimostrato un attaccamento sicuro alla madre e l’assenza di episodi di maltrattamento e abuso. «Sebbene sia difficile stabilire un nesso causale tra maltrattamento infantile e successiva gravidanza in età adolescenziale – si legge nelle slide presentate in concomitanza con il “punto” sulla sperimentazione del progetto – in alcuni studi emerge che tra il 50% e il 60% di questi soggetti ha alle spalle una storia di abuso fisico/psichico».

Le coccole? Fondamentali per ogni bambino

Un’affermazione che sembra scontata, ma non lo è: le coccole fanno bene allo sviluppo psicofisico del bambino. Carezze e rassicurazioni sono necessari ai cuccioli d’uomo, al pari al bisogno di essere nutrito.

Abbandonando la vita fetale, il bambino necessita di instaurare un rapporto empatico, che si costruisce con una prossimità fisica e, laddove è possibile, con l’allattamento; è opportuno, dunque, creare dei momenti di intimità e di contatto tra la figura di accudimento e il piccolo, carichi di vicinanza, di abbracci e di baci, magari corredati da tenere filastrocche e dolci ninne nanne. 

Per leggere l’articolo completo cliccare qui.

Stai attraversando un momento di complessità familiare e desideri parlarne con un esperto? Vieni a trovarci alla pagina www.gruppodiparola.altervista.org




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: