Archivi della categoria: Scuola

Gli alunni più bravi diventano prof: l’iniziativa di un liceo genovese

ImmagineUn’iniziativa particolare in un Liceo Scientifico di Genova: gli alunni più bravi fanno lezione a chi ha qualche difficoltà in più.

Ore di recupero e ripetizioni tenute dai ragazzi all’interno dell’ambiente scolastico; piccoli gruppi dove si impara matematica, fisica e chimica, le materie dove solitamente si fa un pochino più fatica. Ciò sopperisce la grave crisi in cui la scuola italiana spesso affonda, sostituendo i corsi dei professori con il volontariato dei ragazzi.

L’iniziativa, partita dai ragazzi, sembra piacere molto agli alunni. Numerosi i benefici che emergono, sia come rendimento scolastico che a livello relazionale.

E voi, cosa ne pensate? Può essere un’iniziativa interessante? Quali sono i pro e i contro?

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Il mio bambino è timido: come comportarsi?

Spesso, genitori ed educatori cominciamo a preoccuparsi quando notano nel carattere di un bambino una certa timidezza nel socializzare con gli adulti e/o i compagni e nel lasciarsi coinvolgere nelle attività di gioco.

L’introversione viene quasi sempre associata a un tratto di personalità poco adattivo: infatti, si tende a considerare utili all’adattamento altre caratteristiche, come l’apertura, la socievolezza, l’estroversione, la fiducia.

In realtà il continuum introversione-estroversione non indica il passaggio da una disposizione caratteriale negativa verso una positiva, perché non bisogna associare le due polarità a un maggiore o minore adattamento, ma semplicemente sono due modi diversi di essere, che in ogni caso non sono quasi mai assoluti, e che dipendono in gran parte dal temperamento, cioè dal substrato biologico della personalità.


In realtà le spiegazioni biologiche delle caratteristiche di personalità non sono completamente esaustive, perchè accomunano l’individuo ad un ente sempre uguale nel tempo, mentre la persona, pur avendo delle caratteristiche stabili, è continuamente aperta alla possibilità di cambiamento nella continua interazione di persona e ambiente, in relazione alle esperienze di vita e ai contesti di sviluppo. 

Quali sono i comportamenti che possiamo adottare per aiutare i bambini a superare la loro timidezza? Ecco alcuni consigli pratici su come fare.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Alessandra Cornale

Che cos’è la peer education?

La peer education è una strategia educativa volta ad attivare un processo naturale di passaggio di conoscenze, emozioni ed esperienze da parte di alcuni membri di un gruppo ad altri membri di pari status. È un metodo che si sta diffondendo soprattutto per la prevenzione di comportamenti a rischio coinvolgendo attivamente i ragazzi direttamente nel contesto scolastico.

Perché utilizzarla?

images Il lavoro dei peer è centrato sul miglioramento dei rapporti fra i membri. Ognuno deve mettere in gioco le proprie potenzialità, competenze e risorse e capire che attraverso il confronto e la condivisione si può apprendere il meglio che è in ognuno. Il senso risiede nel rendere i ragazzi protagonisti e responsabili in prima persona della propria educazione alla salute in base alle loro capacità di comunicare in modo efficace.

La Peer Education agisce su alcuni livelli già presenti:

  • Schemi comunicativi ridondanti;
  • Rapporti costretti entro ruoli;
  • Emozionalità agita e non pensata.

La peer education è diventata un’opportunità nei contesti scolastici per prevenire comportamenti a rischio e trasmettere messaggi di prevenzione sui temi dell’AIDS, delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate.

Per leggere l’articolo completo scritto dalla Dott.ssa Alessandra Cornale su Psicologia Pratica in cui viene descritta la progettazione dell’intervento e le peculiarità di questo metodo clicca qui.

31 gennaio a Castelletto Ticino: “Quando mamma e papà si separano: come parlare di separazione ai figli”

volantino giorgioCari Amici,

eccoci per invitarvi ad un appuntamento molto importante. Venerdì 31 gennaio l’associazione Il Sorriso, alle ore 21.00 presso l’ex Cinema Impero, sito in via Roma, a Castelletto Ticino (No) ha organizzato una serata intitolata “Quando mamma e papà si separano: come parlare di separazione ai figli“, dove tratteremo l’attuale tema della separazione coniugale, affrontandolo da un punto di vista spesso trascurato: quello dei bambini.

L’incontro, aperto a professionisti, genitori e a tutti coloro le persone interessate, mira a sensibilizzare e a diffondere una cultura atta a promuovere il benessere dei bambini durante questa complessa transizione familiare.

L’ingresso è libero e ai docenti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Cosa aspettate, sarete dei nostri? 🙂

Dott.ssa Annabell Sarpato

Dott.ssa Alessandra Cornale

Compiti a casa nelle vacanze di Natale: utili o no?

download (27)Ogni anno, solita discussione. I compiti durante le vacanze (estive e natalizie) servono? Sono utili ai nostri figli?

Ecco un interessante articolo che porta a riflettere sull’importanza dei compiti, intesi come allenamento mentale e, dunque, da svolgere un poco ogni giorno. Lo spiega il dottor Lanari, direttore dell’Unità Operativa complessa di Pediatria e Neonatologia all’Ospedale di Imola. Lo svolgimento dei compiti durante il periodo di vacanze dovrebbe servire, inoltre, soprattutto per i più grandi, anche per promuovere l’autonomia e la capacità di gestirsi da sè.

Diversi sono i pareri e le opinioni, sia di genitori che di insegnanti. E voi, cosa ne pensate?

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Piano Didattico Personalizzato: cosa è e come funziona

images (60)Cosa è il PDP? Come funziona? Ecco alcune delle domande a cui mira rispondere questo breve articolo scritto dalla Dott.ssa Annabell Sarpato, dove si offre una panoramica sul Piano Didattico Personalizzato, documento sancito per legge per tutti gli studenti con Disturbi Specifici dell’Aprrendimento.

Esso è un elemento realtivamente recente nel panorama scolastico italiano e, spesso, si rischia ancora di incontrare difficoltà, nella stesura del PDP stesso o nel rispetto delle indicazioni segnate.

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Consigli per un buon inserimento a scuola

Nonostante la scuola sia iniziata da qualche mese, l’inserimento dei bambini nella scuola dell’infanzia è un momento molto delicato che richiede attenzione rispetto ai tempi e i modi per vivere questo passaggio nel modo più sereno possibile.

     Ecco qualche consiglio in questo articolo scritto dalla Dott.ssa Alessandra Cornale per superare i capricci e le difficoltà dei bambini e aiutare i genitori a gestire al meglio questo momento.

L’inserimento nella scuola è un momento molto delicato di crescita e di socializzazione per il bambino. È assolutamente normale che il bimbo manifesti una certa resistenza verso una situazione che non conosce. Ma con qualche accorgimento il genitore può aiutarlo a superarla e a vivere serenamente questa nuova esperienza.

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Scegliere zaini e astucci? Uno stress per i più piccoli

ImmagineVacanze finite e ricomincia la quotidianità: i visi rilassati spesso vengono sostituiti da nervosismo e stress. E ciò vale non solo per gli adulti, anche per i bambini.

L’inizio della scuola e la ripresa della attività extrascolastiche, se non vissute in maniera serena, possono generare stress anche nei più piccoli, a partire dal tradizionale appuntamento per l’acquisto di zaini, astucci e quaderni. L’ampia offerta di mercato non agevola i bambini, ma, al contrario, li blocca, provocando confusione e paralizzandoli nella scelta. Il bombardamento sensoriale a cui sono sottoposti, infatti, rischia di rendere qualsiasi scelta insoddisfacente.

Il consiglio dell’esperto? Discutere insieme prima, per capire cosa piace e definire meglio cosa si sta cercando. In questo modo, spiega la dottoressa, si diventa attivi nella ricerca dell’oggetto desiderato, e non meri spettatori.

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Il primo giorno di scuola elementare: come prepararsi serenamente?

 

“L’ingresso alla scuola elementare (o primaria) coincide per il bambino con il completamento di un processo di crescita” spiega Simonetta Gentile, psicologa psicoterapeuta dell’età evolutiva presso l’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, “un processo che lo porta al passaggio da un mondo soggettivo a un mondo basato su una realtà oggettiva governata d

Ma il bambino è pronto ad affrontare questa nuova realtà? “In generale sì” risponde Gentile, “perché intorno ai 5-6 anni raggiunge una sufficiente autonomia personale, sa controllare la sua istintualità, ha consapevolezza di se stesso e degli altri, ma soprattutto comincia a sperimentare il piacere di apprendere e di conoscere nuovi contenuti e nuove realtà.

A quest’età inoltre il bambino ha già imparato a entrare in relazione con gli altri, riconoscendo e rispettando i suoi e altrui ‘confini’ e le regole del gruppo”.

 

Di solito i bambini vivono con naturalezza e con orgoglio l’ingresso alla scuola elementare, che per loro significa il passaggio nella scuola dei ‘grandi’. Ma nel momento in cui si trovano nella nuova realtà, potrebbero sentirsi un po’ ‘spaesati’ da regole e attività diverse da quelle alle quali erano abituati.

A volte, nei primi tempi, i bambini possono presentare difficoltà nell’adattarsi alla nuova realtà. “All’inizio della scuola, può capitare che compaiano fenomeni regressivi e manifestazioni di ansia, come risvegli notturni, enuresi, tic (ad esempio la chiusura ripetuta degli occhi)” sottolinea Gentile: “si tratta in genere di fenomeni transitori che non devono allarmare eccessivamente, poiché tendono a risolversi spontaneamente quando il bambino acquisisce sicurezza nella nuova situazione.

Se però tali manifestazioni diventano persistenti, potrebbero segnalare un disagio più profondo, legato spesso a difficoltà di relazione con le figure primarie: anche se a livello inconscio, i genitori, ed in particolare la madre, possono vivere l’ingresso in prima elementare come la perdita del bambino che cresce, si separa e prova piacere nell’investire le sue energie psichiche al di fuori della relazione con loro. A sua volta, il bambino percepisce tale ‘dolore’ dei genitori e può vivere l’ingresso in questo nuovo mondo con senso di colpa.

Da qui la comparsa di certi sintomi, quali il classico mal di pancia che lo rende impossibilitato ad andare a scuola o, nei casi più seri, il rifiuto diretto di andare a scuola.

Come superare certe difficoltà? “Parlandone, sia tra i genitori che con gli insegnanti, e collaborare insieme per capire come far superare il disagio al proprio figlio” risponde la psicologa. “Si tenga presente che il bambino avverte se i genitori hanno fiducia nelle sue risorse, se lo considerano capace di affrontare eventuali difficoltà, così come se credono nelle capacità della scuola di sostenerlo, quindi un atteggiamento rassicurante e fiducioso dei genitori sarà fondamentale per aiutarlo a superare un momento critico iniziale.

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I compiti delle vacanze: come organizzarsi al meglio

Ci siamo appena lasciati alle spalle l’anno scolastico e già gli esperti e le riviste ci bombardano su cosa stiamo facendo e come ci siamo organizzati per far fronte all’incombenza dei compiti estivi dei nostri figli. In fondo, l’estate dovrebbe essere l’occasione per staccare la spina per poi ripartire a settembre freschi e riposati…

Ma, i compiti da fare durante le vacanze servono davvero? Secondo diversi studi delle più autorevoli università americane, sembra che siano necessari per evitare il “summer brain drain”, ovvero la perdita di apprendimento estiva.

In particolare, secondo una ricerca condotta dal National Summer Learnig Association, presso la Johns Hopkins University, Baltimora (Usa), gli studenti, durante la pausa estiva, perdono da uno a due mesi delle competenze acquisite durante l’anno, soprattutto nella lettura e nella matematica. “L’estate è una grande pausa dalla scuola, ma non deve essere una pausa dall’imparare”, aggiunge inoltre Gary Huggins, direttore generale presso la National Summer Learnig Association.

Se i nostri figli ci chiedono di potersi prendere una meritata pausa, accontentiamoli pure. L’importante è stabilire una data a partire dalla quale dovranno necessariamente compiere il loro dovere, frazionando in modo capillare gli esercizi, le pagine da studiare, i libri da leggere. In più, normalmente i libri delle vacanze servono a mantenere allenata la mente e gli esercizi sono spesso colorati, divertenti, stimolanti, con cruciverba, quiz o disegni da colorare che inframmezzano i compiti veri e propri. Insomma: cerchiamo noi per primi di non caricare la questione di eccessiva angoscia.

E’ importante organizzarsi perché il momento dei compiti abbia un suo spazio sia temporale che fisico. Svolgere tutti i compiti entro la fine di giugno non serve a nulla, così come è del tutto inutile rimandarli all’inizio di settembre, giusto qualche giorno prima che ricominci la scuola (a quel punto tutto è già dimenticato). Conviene piuttosto suddividere il lavoro in modo da svolgerne non più di un’oretta al giorno. Scegliete un momento della giornata che possa rimanere tendenzialmente lo stesso per tutta l’estate, ad esempio l’oretta che passa tra il pranzo e l’inizio del pomeriggio in spiaggia, quando i fratelli piccoli dormono e non si può giocare al sole.

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