Archivi della categoria: Consigli pratici

Dare regole ai bambini: quale compito per i genitori?

Già verso i due anni di età si assiste ad un cambiamento nella modalità comportamentale dei propri figli: anche bambini tranquilli si trasformano spesso in dissidenti e ribelli di fronte a genitori che spesso si sentono impotenti o permissivi.

In questa fase avviene la comparsa dei NO e all’antagonismo dei bambini nei confronti delle regole educative. La comparsa dei no permette al bambino di giungere alla completa distinzione tra lui e l’altro (in modo particolare l’oggetto materno) e gli permette l’accesso alle relazioni sociali e al riconoscimento di sé.

Infatti verso i 2 anni il bambino comincia ad affermare la propria autonomia attraverso l’attività esplorativa, curiosità e richieste che spesso entrano in contrasto coi limiti stabiliti in famiglia.

Compito dei genitori è far rispettare il bisogno di sperimentarsi tenendo conto sia di preservare dai possibili pericoli sia di lasciare il giusto spazio esplorativo.

 I No hanno la stessa funzione anche nell’età adolescenziale, ossia di differenziarsi dalla figura genitoriale per riuscire a costruire una propria identità autonoma, fatta di proprie scelte e propri gusti.

Per tutto il ciclo delle elementari i bambini imparano ad autoregolarsi, perciò, se pur i limiti vanno allargati e cambiano a seconda delle competenze dei figli, cosa si può e cosa non si può fare viene ancora deciso dai genitori, gettando le basi per il sistema valoriale personale che si forma e consolida.

I  rischi di un’educazione accondiscendente

Senza “no” e senza regole i rischi possono essere:

  • questi bambini abituati a far di testa loro, non avranno il senso del limite e correranno il pericolo di confondere la realtà con la fantasia
  • si omologheranno più facilmente alle mode e alle leggi del gruppo, da cui saranno dipendenti a lungo, fin quasi all’età adulta
  • cresciuti senza conflitti, i ragazzi diventeranno persone meno autonome, incapaci di riconoscere l’esistenza di regole e dunque di rispettarle

L’esistenza di confini coerenti permette ai bambini di acquistare la sicurezza necessaria per allontanarsi e sperimentare la propria curiosità, accettando contemporaneamente la disciplina, l’amore e la sicurezza offerti dai genitori. In assenza di limiti precisi, i bambini non conosceranno i loro confini, diventando spesso insicuri sui loro rapporti con gli adulti e con il loro ambiente.

Le regole devono essere…

  • chiare, semplici, non in forma di domanda (perché implica la possibilità di replicare con un no)
  • coerenti ossia rispettate dai genitori (interiorizzate in prima persona dal genitore, in quantomodelli), condivise tra i genitori (prese in accordo), coerenti nel tempo in continuità (perseveranti), coerenti nel senso di mantenere ciò che si dice
  • la definizione di regole coerenti può aiutare i bambini a dare forma compiuta alle proprie idee (si evita loro una interpretazione soggettiva della realtà poiché la vivacità dell’immaginazione può indurli a distorcere la realtà e a nutrire timori infondati)
  • adeguate all’età del bambino (è importante che le attese e i limiti siano adeguati al grado di sviluppo del bambino
  • interiorizzate.

Le regole servono per…

  • dare sicurezza, contenimento entro cui muoversi sereno (un bambino senza regole sente angoscia, si sente in balia di sé, confuso e finisce per non avere più nei genitori un punto di riferimento)
  • dare al bambini il senso del limite rispetto a ciò che si può e ciò che invece non si può fare
  • arginare comportamenti pericolosi, inconsapevoli, esagerati
  • insegnare comportamenti costruttivi nella relazione con l’altro
  • costruire la propria personalità
  • dare libertà poiché solo se ci si sente sicuri ci si sperimenta, nelle azioni e nello spazio
  • rispondere ai bisogni del bambino.

La “regolamentazione” del comportamento dei bambini impone loro piccole frustrazioni e sacrifici che  però producono nel tempo effetti positivi sul suo sviluppo quali:

  • acquisire presto il senso della realtà, con i suoi limiti e le sue durezze, nell’atmosfera più favorevole, cioè sotto la protezione dei genitori
  • acquisire quell’autodisciplina che gli permetterà di raggiungere gli obiettivi importanti della vita senza farsi scoraggiare dagli ostacoli e dai sacrifici che è comunque destinato a trovare sulla sua strada
  • dimostra che i genitori si fidano di lui, cioè lo ritengono capace di superare le delusioni che sono costretti a infliggergli. E questa dimostrazione di fiducia contribuisce decisamente a creargli un’immagine positiva di se stesso, cioè l’amor proprio.

http://www.davidealgeri.com/dare-regole-ai-figli-il-compito-dei-genitori.html

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Bullismo e cyberbullismo: come difendersi

Secondo Olweus “uno studente è oggetto di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”.

Il bullismo si manifesta in tre forme principali:

  • Diretto: con attacchi sia fisici sia verbali nei confronti della vittima;
  • Indiretto: avviene sul piano psicologico, ad esempio, con l’isolamento sociale;
  • Elettronico: si sposta sul piano digitale, con la diffusione di sms, e-mail, messaggi in chat, immagini, mms, video offensivi.

Il comportamento deve essere volontario, non accidentale, ripetuto e la vittima deve percepire che il danno è stato inflitto.

Protagonisti del fenomeno sono: da un lato il bullo che, ripetutamente nel tempo, sfrutta una posizione di superiorità per aggredire, isolare, insultare o deridere un compagno. Dall’altro la vittima sperimenta vissuti emotivi legati all’offesa, grave svalutazione delle propria identità e isolamento. Un ruolo fondamentale è giocato dagli “esterni”, cioè i compagni che quotidianamente assistono a tali situazioni o sono a conoscenza del loro verificarsi, senza intervenire attivamente per fermare i comportamenti adottati dal bullo.

 

Nelle prime due forme di bullismo esso viene agito nei contesti noti e familiari, infatti, i bulli sono studenti, compagni di classe o di Istituto, conosciuti dalla vittima. Le azioni dei bulli vengono raccontate ad altri studenti della scuola o ad amici e solitamente avvengono durante l’orario scolastico o nel tragitto tra casa e scuola e viceversa.

La terza forma di bullismo, invece, ha delle caratteristiche peculiari differenti. Per denominare le azioni aggressive e intenzionali, eseguite persistentemente attraverso strumenti elettronici (sms, mms, foto, video clip, e-mail, chat, chiamate telefoniche), da una persona singola o da un gruppo, con il deliberato obiettivo di far male o danneggiare un coetaneo che non può facilmente difendersi, è stato, recentemente, proposto il termine “cyberbullismo” (Patchin, Hinduja, 2006, Smith, 2007, Willard, 2007).

I cyberbulli, sfruttando la tecnologia, superando limiti temporali e geografici, possono quindi “infiltrarsi” con immagini e video offensivi 24 ore su 24. I cyberbulli possono essere degli sconosciuti oppure persone note che on line si fingono anonime o usano un nickname e che rendono impossibile per la vittima risalire all’identità di chi sta interagendo. Inoltre, chiunque, anche chi è vittima nella vita reale può fingere della caratteristiche diverse per ostentare superiorità e diventare un cyberbullo.

La percezione di essere invisibile ed anonimo attiva nei cyberbulli un’alta disinibizione al punto da farli credere di potere compiere on line tutto ciò che desiderano. L’assenza di feedback tangibili da parte della vittima – “Io non posso vedere te”! (Willard, 2007) – ostacola la comprensione empatica delle emozioni.

Nonostante la percezione di presunta invisibilità dei bulli, il materiale può essere diffuso in tutto il mondo e soprattutto è indelebile: ciò che viene pubblicato su internet non è infatti facilmente cancellabile.

Consigli e strategie utili

Consigli per contrastare il cyberbullismo

  • Stabilire un dialogo con i propri figli per condividere cosa fa e la qualità del siti
  • Insegnare a usare Internet in modo responsabile, in particolare a non inviare informazioni sensibili
  • Spiegare quali rischi corre online, come quelli legati all’invio di foto/video di se stesso che possono finire nelle mani sbagliate e diffondersi in rete
  • Invitalo a informarti subito se qualcuno lo importuna online e prendere tempo
  • Presta attenzione anche ai piccoli cambiamenti che avvengono nel suo  comportamento e nei suoi atteggiamenti, ancor più se improvvisi
  • Mantieni un dialogo sempre aperto con la scuola  e le altre figure educative

CONSIGLI PER CONTRASTARE IL BULLISMO

  • Educa a comportamenti relazionali positivi e fornisci un modello educativo valido in famiglia
  • Educa all’accettazione, all’ascolto e al rispetto per l’altro
  • Invita a non rimanere indifferente davanti alle ingiustizie proprie e altrui
  • Presta attenzione ai segnali di malessere di tuo figlio e ai suoi vissuti emotivi
  • Se tuo figlio ti racconta una situazione di bullismo, ascolta senza minimizzare quanto accaduto
  • Far intraprendere attività nuove e gratificanti, anche al di fuori della scuola, che possano aumentare la sua autostima
  • Valorizzare il dialogo scuola e famiglia
  • Rivolgersi ad esperti

Scritto da Dott.ssa Alessandra Cornale – Psicologa sul sito del Dott. Davide Algeri

 

4 suggerimenti per recuperare il benessere psicologico dopo il parto

Solitamente la maternità è concepita come una tappa importante vissuta con gioia e serenità della vita di una donna.

Essendo un periodo di cambiamento per la donna a livello fisiologico rispetto alla propria forma fisica e agli sbalzi ormonali, emotivo e relazionale con il partner e il bambino, esistono anche degli aspetti “ombra” che possono presentarsi: sentimenti di inadeguatezza, incapacità di provvedere alla sopravvivenza del bambino, sensi di colpa per non amare sufficientemente il proprio figlio o rifiuto e disgusto nel vederlo, rabbia, disperazione, vergogna, ansia, ipersensibilità, trascuratezza verso se stesse e verso il proprio figlio, paura di fare del male al proprio neonato, o sentimenti di aggressione e di odio nei suoi confronti, perdita dell’appetito e del desiderio sessuale, insonnia.

I cambiamenti psicologici dovuti al parto

La donna sente che il parto ha interrotto quel particolare equilibrio fisico e psicologico che si era creato con il bambino durante al gravidanza. In alcuni casi, nei primi giorni successivi al parto, la mamma viene sopraffatta da una sorta di malinconia che si può presentare in tre momenti:

  1. il primo in cui piange alcuni giorni subito dopo il parto, si sente timorosa e preoccupata per l’assenza di sentimenti materni;
  2. il secondo momento, che può durare anche qualche mese, in cui la mamma comincia a sperimentare alcuni cambiamenti legati alla stanchezza nel prendersi cura del bambino e della vita familiare, la tensione rispetto al sentirsi all’altezza delle proprie aspettative sul ruolo materno, il mutamento di ruolo nei confronti del marito, le trasformazioni fisiche;
  3. il terzo momento, è quello nel quale si affronta l’adattamento a lungo termine alla maternità e può durare fino ad un anno e più.

I 40 giorni seguenti al parto rappresentano un periodo di ‘assestamento’ fisiologico, in cui corpo e mente hanno bisogno di raggiungere un nuovo equilibro psicofisico dopo i nove mesi di gravidanza e il parto. Si tratta di una fase delicata, in cui è facile sentirsi ‘diverse’, scombussolate. Spesso, la madre riconosce alcuni segnali come uno svuotamento psichico, ad esempio la stanchezza fisica, la sensazione d’incapacità ad accudire il bambino appena nato, la malinconia, le crisi di pianto apparentemente senza motivo, il non accettare i cambiamenti inevitabili del corpo.

A condizionare il benessere psicofisico c’è innanzitutto il decorso della gravidanza e l’esperienza parto, e poi influiscono il peso accumulato, la cura che abbiamo rivolto a noi stesse, il riposo che riusciamo a concederci. La depressione post parto sicuramente ha genesi nelle variazioni ormonali, ma dipende anche dal nostro atteggiamento nei confronti degli eventi di transizione della vita, dalla stanchezza e dalla forma fisica.

Con la maternità la donna si trova a dover ricostruisce il suo baricentro emotivo e imparare ad accettare i rinnovati equilibri fisici e psicologici che vive. Dormire di meno, allattare, non disporre dello stesso tempo che si poteva avere prima per allenarsi o per prendersi cura del proprio corpo e della forma fisica sono condizioni che possono  influire sul benessere complessivo.

 

4 suggerimenti per recuperare il benessere dopo il parto

 

 

 

I primi passi da compiere per ristabilire un equilibrio psicologico e rafforzare l’autostima in se stesse possono essere:

  1. Confrontatevi con altre mamme su come vi sentite. Capirete che non siete sole a sperimentare certi vissuti e vedrete la situazione da un’altra prospettiva.
  2. Prendetevi del tempo per stare con il vostro partner e parlare di quanto sia cambiata la vostra vita, esprimendo i vostri sentimenti e le vostre preoccupazioni.
  3. Se vi sentite sole, stanche, frustrate o arrabbiate, lasciate il bambino a qualcuno di cui vi fidate e prendetevi almeno 15 minuti al giorno per dedicarvi a qualcosa che può darvi piacere o benessere. Piuttosto che sentirvi in colpa riflettete sul fatto che una mamma serena può trasmettere maggiore sicurezza al proprio piccolo.
  4. Lasciatevi aiutare da parenti e amici nella gestione della casa e del bambino. Coinvolgete il papà nella cura del bambino, nelle faccende domestiche e là dove la quotidianità può dar luogo a momenti di stress o affaticamento.

L’articolo scritto dalla Dott.ssa Alessandra Cornale è tratto dal sito del Dott. Davide Algeri

Sindrome di Pinocchio: come fare quando i bambini dicono delle bugie?

L’età in cui il bambino distingue tra finzione e realtà avviene, in genere, verso i sei, sette anni. I bambini al di sotto dei sei anni sono invece i primi a credere nelle loro bugie.
Le bugie nei bambini devono preoccupare i genitori solo quando diventano così frequenti da indurre il bambino a costruirsi un “mondo finto” fatto di illusioni, di sogni e di desideri poco legati alla realtà che non piace e che fa soffrire.

Quali sono le bugie più frequenti?

Bugie per discolparsi

Spesso i bambini dicono: “Non sono stato io!”, per non riconoscere u errore. Con la crescita del bambino si rafforzano il senso di sé e la fiducia nelle sue capacità. Si sente sereno nel riconoscere un proprio errore, una colpa sapendo che nulla è così grave da essere irreparabile.

Se le bugie di discolpa sono molto frequenti dopo i sette anni vuol dire che il bambino ha paura delle punizioni, del giudizio severo dei genitori e della loro disapprovazione. La bugia diventa una difesa, per paura di deludere le aspettative dei genitori e l’immagine del “bambino perfetto”.
È importante aiutare i bambini a capire che può capitare a chiunque di sbagliare e che non c’è alcun motivo di vergognarsi o di sentirsi in colpa.

La calunnia: “non sono stato io ma è stato lui” viene usata dal bambino nel tentativo di salvare se stesso cercando di “distruggere” l’altro.
Spesso si tratta di bambini che a loro volta hanno subito delle ingiustizie dai compagni, ma anche dai familiari, che non sono stati creduti quando dicevano la verità oppure puniti al posto di un altro. In questi casi i bambini si sentono autorizzati a fare altrettanto e fanno di tutto per non farsi scoprire e per non essere messi di fronte alle proprie responsabilità.
Bisogna insegnare loro che esistono altri modi per affrontare i problemi e che è possibile perseguire la strada della lealtà ed avere il coraggio delle proprie azioni.

Bugie per vantarsi
Poi ci sono le bugie cosiddette “vanterie” che servono per “mostrarsi belli” di fronte agli altri e che consentono di dare sfogo ai propri desideri di grandezza e onnipotenza. Più che di vere bugie si tratta di tentativi di modificare la realtà ricorrendo alla magia del pensiero e dell’immaginazione per trasformare i desideri in un racconto.
Se invece le vanterie sono ricorrenti e servono a deformare la realtà bisogna capire se il bambino è oppresso da un senso di inferiorità sociale molto forte. Ciò accade quando i figli non riescono a sostenere il confronto con gli altri ed aumenta il loro senso di inferiorità.

Bugie per consolarsi
Poi ci sono bambini che inventano storie non per vantarsi ma per consolarsi, trovare delle sicurezze e risolvere situazioni difficili con un lieto fine perché si sentono poco amati e apprezzati e soprattutto infelici. Si consolano con delle bugie che raccontano a se stessi prima ancora che agli altri.

Come comportarsi?
Aiutare i bambini a riflettere: è importante che il genitore capisca cosa ha spinto il proprio figlio ad agire in quel determinato modo, piuttosto che aggredirlo con giudizi perentori che non lasciano via di uscita.
Non dare punizioni se il bambino riconosce i suoi errori: altrimenti il bambino apprende che è da stupidi dire la verità e che invece è da furbi mentire!
Dare l’esempio: bisognerebbe cercare di non mentire mai ai figli anche quando loro pongono domande difficili o imbarazzanti, altrimenti si sentiranno autorizzati a farlo anche loro.
Non giudicare: non etichettiamo un bambino come bugiardo, rischiamo di farlo sentire tale e, nel tempo, di farlo diventare così come il nostro giudizio l’ha etichettato.

Scritto da Dott.ssa Alessandra Cornale

Come trasmettere ai bimbi l’amore per la lettura? 10 consigli pratici

images (20)Leggere è meraviglioso. Ma come trasmettere ai bambini la passione per la lettura?

 

Ecco 10 buoni consigli per avvicinare i bimbi (ma anche gli adulti, perchè no?) al mondo dei libri.

 

Potete trovare i suggerimenti utili sotto ad ogni fotografia in questa interessante pagina de Il Corriere della Sera. Ve li riportiamo:

 

1. Si deve leggere per piacere

2. Se ci si accorge di aver fatto la scelta sbagliata, si possono interrompere

3. Date l’esempio

5. Leggete ad alta voce insieme ai vostri bimbi

6. I libri non devono essere presentati come l’alternativa ai videogiochi

7. Sono i vostri bimbi a dover scegliere i libri da leggere, non voi

8. Comprate i libri insieme

9. Ogni libro va bene

10. Non importa il numero di libri che si legge

 

E, soprattutto, non obbligate i bimbi a leggere. La passione per la lettura deve nascere da sè, non come una costrizione o una punizione.

 

Parlare di lutto ai bambini: come fare?

In che modo un adulto può comunicare ad un bambino la notizia della morte di un proprio caro, parente o amico? Cosa fare se i nostri figli ci pongono delle domande, in un momento in cui stiamo attraversando un forte dolore?

E’ importante capire che anche per i bambini è possibile imparare a confrontarsi con gli eventi dolorosi della vita, come il trauma, la malattia e la perdita.

Il lutto è un processo che avviene nel tempo e che si ripresenta più volte nel corso della vita, ad ogni nuova perdita e separazione. Nei bambini, come negli adulti, è spesso presente un forte dolore e le differenze emergono a livello evolutivo nella comprensione della natura, della causalità e delle finalità della morte.

 

 

Gli step che facilitano il percorso di elaborazione nel bambino quali sono?

Per leggere l’articolo completo clicca qui

Encopresi. Cosa è? Quali sono le cause? Cosa è possibile fare?

images (18)Ecco un interessante articolo scritto dalla dottoressa Annabell Sarpato per la pagina del dottor Davide Algeri, dove si possono trovare 4 consigli pratici per combattere questo disturbo.

L’encopresi è un disturbo di cui si parla ancora molto poco, nonostante la sua diffusione. Esso consiste nella emissione involontaria delle feci in un’età in cui il bambino dovrebbe aver appreso il controllo sfinterico. Ma quali possono essere le cause? Oltre a fattori anatomici o alimentare possono entrare in gioco variabili psicologiche. Quali? Continuate a leggere l’articolo cliccando qui.

 

 

A favore o contro l’uso dei videogiochi nei più piccoli?

Questo articolo scritto dalla Dott.ssa Alessandra Cornale sul sito del Dott. Davide Algeri spiega due posizioni a confronto sull’uso dei videogiochi nei più piccoli. E voi siete a favore o contro?

Pro e contro dell’uso dei videogiochi

Relativamente all’utilizzo dei videogiochi da parte dei bambini ci sono posizioni contraddittorie. I sostenitori dei videogiochi pongono l’accento sulle possibilità di sviluppo delle capacità percettive e senso-motorie: stimolerebbero i processi mentali, la capacità di calcolo e di formulazione di strategie, la fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità, la coordinazione oculo-motoria.

Coloro che si oppongono, sottolineano i rischi legati all’eccessivo o scorretto utilizzo da parte dei bambini, che vanno dall’estraniamento dalla realtà alla mancanza di empatia, dalla sedentarietà al sovrappeso, dall’eccessivo senso di potere e controllo fino ai disturbi della vista. Inoltre, non sono da trascurare i contenuti violenti di alcuni videogiochi, che possono avere un forte impatto sul comportamento dei bambini, attivando soprattutto aggressività.

Come prevenire i rischi connessi con l’uso dei videogiochi?

Per leggere l’articolo completo clicca qui

 

Comunicare la decisione di separarsi è molto importante: non facciamo che i bambini diventino custodi dei segreti di mamma e papà

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Uso corretto e abuso dei videogiochi: quali rischi?

 

Oggi parliamo di videogiochi con la Dott.ssa Cornale, che spiega quali sono i principali campanelli d’allarme e le condotte potenzialmente rischiose in caso di abuso.

Con l’avvento di Internet e delle nuove tecnologie dell’elettronica e dell’informatica, anche il gioco ha assunto nuove forme attraverso l’uso sempre più diffuso dei videogiochi.

Ma il videogioco è buono o cattivo?

Dipende dall’uso che se ne fa. L’uso corretto può indurre effetti positivi: stimolano le abilità manuali e di percezione, la comprensione dei compiti da svolgere, abituano a gestire gli obiettivi, favoriscono lo sviluppo dell’abilità di prendere rapidamente delle decisioni.

Tuttavia, attenzione al pericolo dell’abuso, un’esposizione eccessiva che può, in casi estremi, diventare una vera e propria dipendenza capace di influire negativamente sulle capacità relazionali e sulla salute psicofisica del bambino. Infatti, si sono diffuse nuove forme di dipendenza: i videogiochi (49%) indicati soprattutto dai più giovani (il 52% tra i ragazzi di 13-15 anni), seguiti da computer (44%), TV e cellulare (37% circa).

 Il rovescio della medaglia è costituito dai rischi relativi all’uso protratto nel tempo dei videogiochi, ossia la videomania e la videofissazione, la prolungata esposizione ad un videogame, senza pause e completamente assorbiti dal gioco.

Quali sono i principali campanelli d’allarme?

Suggerimenti per un uso corretto

Per controllare i rischi legati all’uso di videogiochi è possibile seguire alcune regole di comportamento in famiglia.

Per leggere l’articolo completo clicca qui

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